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martedì 28 luglio 2009

CAMICIA NERA!

Per Camicia Nera si intende il primo grado della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, spesso, sia in passato che al giorno d'oggi con tale termine si intendeva indicare un appartenente all'organizzazione paramilitare dei membri iscritti al Partito Nazionale Fascista, la cui divisa era per l'appunto una camicia nera.

L'accostamento tra il fascismo e la camicia nera fu tale che non di rado quest'espressione è utilizzata, metonimicamente, per alludere a persone che evocano il ventennio e aderiscono a quest'ideologia (un po' come capita, ad esempio, all'orbace).



Qui sopra citata, c'è la descrizione delle camice nere che ci offre Wikipedia.
Bene ora vorrei aggiungere alcune cose io. Mi sono documentato ed ho parlato con persone anziane che hanno vissuto quel il VENTTENIO e che hanno subito gravi torti dalla camice nera. Si infatti si deve ammettere che molte camice nere hanno fatto grandi abusi di potere, ma da tenner conto che Mussolini era del tutto ignaro di cio' che facevano queste camice nere. Ma come da sempre il capo si assume tutte le responsabilita'.
Potrei raccontare migliaia di episodi delle camice nere, alcuni molto belli e altri terrificanti, azioni da gentiluomini e azioni da uomini senza onore e senza cuore, insomma come sempre e come in ogni periodo storico si sono alternate le varie fasi, e i vari compartamenti delle camice nere.

LA MARCIA SU ROMA!!!

La marcia su Roma

Tra il 27 e il 31 ottobre 1922, la "rivoluzione fascista" ha il suo culmine con la "marcia su Roma", opera di gruppi di camicie nere provenienti da diverse zone d'Italia e guidate dai "quadrumviri" (Italo Balbo, Cesare Maria De Vecchi, Emilio De Bono e Michele Bianchi). Il loro numero non è mai stato stabilito con certezza; tuttavia, a seconda della fonte di riferimento, la cifra considerata oscilla tra le 30.000 e le 300.000 persone.

Mussolini non prende parte direttamente alla marcia. La decisione è stata attribuita al timore di un intervento repressivo dell'esercito, che ne avrebbe determinato l'insuccesso. Rimane a Milano (dove una telefonata del prefetto lo avrebbe informato dell'esito positivo) in attesa di sviluppi e si reca a Roma solo in seguito, quando viene a sapere del buon esito dell'azione. A Milano, la sera del 26 ottobre, Mussolini ostenta tranquillità nei confronti dell'opinione pubblica assistendo al Cigno di Molnár al Teatro Manzoni. In quei giorni, stava in realtà trattando direttamente col governo di Roma sulle concessioni che questo era disposto a fare al Fascismo ed il futuro duce nutriva incertezza sul risultato che la manovra avrebbe avuto.

Il Re, per l'opposizione di Mussolini a qualsiasi compromesso (il 28 ottobre rifiuta il Ministero degli Esteri) e per il sostegno di cui il fascismo gode presso gli alti ufficiali e gli industriali, che vedevano in Mussolini l'uomo forte che poteva riportare ordine nel paese "normalizzando" la situazione sociale italiana, non proclama lo Stato d'assedio proposto dal presidente del Consiglio Luigi Facta e dal generale Pietro Badoglio e dà invece l'incarico a Mussolini di formare un nuovo governo di coalizione (29 ottobre).